A me gli occhi! Ovverosia ci avete rotto il cazzo con sta perfezione! Una piccola Ode al Difetto!


ultimo meno contrasto confirmaleggero leggero

Self-Portrait con spille gioiello MilleOcchi. A sinistra Hot Beauty (cotone, borchie acriliche e pom pom) a destra Boys Don’t Cry (cotone, borchie acriliche, gocce di Calcedonio e Spinello nero taglio rondella montate in Argenot 925).

Lasciatemi spiegare, Vostro Onore, questa non è una bastardata o una ripicca. Affatto!

Alla fine dei conti non lo è.

E’ la storia di un metabolismo lento, il mio, di un organismo che utilizza male i suoi anticorpi. Malissimo.
Non so se questa volta abbiano funzionato bene, so soltanto che lo sfogo ha dato dei buoni frutti. Se non buoni, strambi perlomeno.

Per farla breve tutto è partito da una notizia, una notizia che a pensarci è tosta.
Di un ex (o tecnicamente di un non-ex), e di un momento un po’ di merda.
Avete presente quando si parla dell’amore della vostra vita ma non è un amore andato a buon fine? Di quelli sofferti e fatti un po’ di briciole che dici: “Ma cazzo, stronzo, maledetto” ecc ecc?
Una cosa del genere. Il momento di merda è il suo.
Sulla notizia ci sorridi su, e pensi: Ha avuto quello che ha seminato.

Il giorno dopo già non sorridi più. Alla fine per te le cose non sono variate più di tanto.
La notizia non ti ha dato giovamento. Non sei felice più di prima. Semplicemente ti dispiace. Di tutto e di niente.
Non una cosa grave, eh. Una cosa tipo retrogusto amaro.
Una cosa che parla del fatto che sia andato via e che abbia preferito altre persone a te.
In fondo, delle sue sventure, tu ne resti una tra le tante.
E lui la tua.

Una cosa su cui, io e lui, non ci siamo mai trovati è sempre stato il concetto di Bellezza.
Un argomento pressappoco svolto così: una femminista che discute con un superficiale.
Perché a suo dire io ero femminista, a dire di altri lui è il superficiale.
Immaginate quante piacevoli disquisizioni.
Dalla bellezza all’accettazione di sé il passo è breve o lungo a seconda di come la si pensa.
I suoi ragionamenti erano basati sulle solite cose: la bellezza fa molto, la bellezza è dettata da canoni precisi, non è vero che si è belli in modo “diverso” (da tali canoni estetici) e cose simili. Il difetto è cosa da cancellare, perché la bellezza (appunto intesa come assenza di difetto) è, in fin dei conti, tutto.
In me il sospetto di non sapersi accettare mai fino in fondo.

Ancora oggi mi trovo ostinatamente in disaccordo.
Ovviamente perché, non avendo lui tutti i “canoni” a posto, comunque lo trovavo bello.
E guardandolo meglio non gli averi cambiato nulla.
Era strano e bello così.
E sarebbe stato tanto banale diversamente, ovvero, con tutte le banalità al loro posto: due occhi banali che banalmente guardano nella stessa direzione. Come tanti altri.

Mò, senza infilarmi in discorsi filosofici alla Umberto Eco su cosa sia la bellezza e la bruttezza, mi pare ovvio dire che la propria immagine sia il primo vero biglietto da visita che un essere vivente (animale o umano) può distribuire nel mondo. In tal caso, grossa invidia per i pavoni o per le persone baciate da Madre Natura! Ma c’è una bellezza che parte dalla sicurezza di essere sé stessi (così come si è, senza assomigliare a nessun altro) e di essere belli anche se non si è conforme ai canoni idealizzati della cultura corrente.
E’ una questione di Ego molto spesso: di fragilità, forza e sicurezza.
C’è poi da dire che ci definiamo esseri “evoluti e complessi” ma quasi sempre ci fermiamo alle apparenze estetiche di primo impatto (una trappola innata?)… ecco, vabbè ciao.

Questo, dunque, non è un post sulla rivendicazione della bruttezza, perché in teoria il brutto non si potrà mai conformare al bello (e in questo forse c’è bellezza!)… che poi alla fine cos’è veramente brutto? (spiegatemelo un po’)
La mia è un’ode al difetto: al dente storto, all’occhio obliquo, al nasone, alla tetta più grande dell’altra, la caratteristica non conforme al canone classico che però ti rende unico esteticamente parlando.
E quindi è alla bellezza del difetto che mi rivolgo: perché bho, ho come la sensazione che ai giorni nostri, solo un “difetto” ci possa rendere davvero particolari!

E appunto dico: un giusto compromesso tra cura e bellezza, no? Lasciando perdere una volta per tutte concetti francamente un po’ irraggiungibili (e anche un bel po’ antiquati).
“Accettarsi” può sembrare un concetto davvero tanto stupido e trito solo se non lo si capisce veramente. Perché l’essere “diversi” (diversi da chi e da cosa in fin dei conti?) presuppone una forza maggiore, non solo fisica ma anche caratteriale. Una forza che si costruisce nel tempo. Essere diversi vuol dire essere soli (ma alla fine lo si è sempre!). E’ una condizione che nessuno, per natura, accetta. Tutti cerchiamo di scappare dalla solitudine quando, forse, dovremmo imparare a conviverci essendo questa la nostra condizione primaria. Fare pace con la propria immagine vuol dire soffrire, perché gli altri probabilmente non la capiranno (non tutti ovvio) ma vuol dire anche imparare ad amarsi senza avere bisogno di cercare conferme negli alti. Senza inseguire il volere degli altri, se questo volere ti stravolge.
Oh, questo non vuol dire credersela o tirarsela, ma vuol dire coltivare quella parte di umanità e sensibilità necessarie per capire e comprendere gli altri. Anche quando ti faranno del male. Mi verrebbe da aggiungere che probabilmente è proprio l’empatia la sola strada per non essere soli: un ponte che collega due esseri umani.
Nasciamo tutti diversi ma poi ci castighiamo in una serie di misere omologazioni estetiche (e non) per sentirci accettati dai più. Troviamo la nostra nicchia, la nostra piccola e bella etichetta rassicurante, il nostro gruppo. Cerchiamo di raggiungere la bellezza nel modo più facile e veloce… Ma alla fine di quale bellezza parliamo?
Ci teniamo davvero tanto ad essere come tutti gli altri? (no)

Lui avrebbe voluto cambiare tutto in me. O comunque così mi ha fatto sempre sentire.
Io nulla. Non avrei cambiato nulla.
Nemmeno il suo occhio obliquo.
L’ho sempre trovato bello, così: poco banale.

E dunque cosa c’è di più provocatorio di uno  sguardo divergente, oggi?
Non avrei potuto fare di meglio con il mio autoritratto. Se quegli occhi fossero stati “dritti”, sarebbero stati,  banali. Se quel mio naso fosse stato più piccolo la composizione sarebbe potuta essere, forse, più “garbata” e canonicamente accettabile. Ma io cosa avrei comunicato?
Quale carica avrebbe avuto il mio messaggio?
Quale estetica?

Per cui, Vostro Onore, come potete ben leggere, l’autoritratto  (o come dicono oggi “self-portrait”) è venuto fuori da quella notizia e da questi stati d’animo tanto ingarbugliati e da sempre covati.
Ovvio, c’è una punta di stronzaggine provocatoria, lo ammetto, ma non si tratta di cattiveria.

Ho tanti difetti ma non questo, cazzo!! 

 

P.s. (come sempre) vi lascio i Pi Esse da oggi ribattezzati P.P. (Post Pippe) :

A proposito di difetti grandi e piccoli, estetici e non, vi lascio con queste due carrellate: una piccola, piccolissima selezione qui sotto tutta al femminile…

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Anna Achmatova, poetessa dal profilo decisamente poco banale.

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Rossy de Palma musa di Almodovar: “Tutti guardavano il naso, mentre dentro di me succedeva altro, di nascosto. A me, quell’affare, non disturbava. Se ne stava lì, punto. Era la reazione della gente a scioccarmi. Poi realizzi che è nella natura umana volere tutti uguali. Il dolore ti aiuta a razionalizzare ti dà una dimensione riflessiva, come un’impronta sull’anima. Senza il mio naso non sarei quella che sono e non avrei mai imparato la compassione e l’umanità”. Qualcosa da aggiungere?

 

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Brunette Moffy, la prima modella con lo strabismo di Venere particolarmente accentuato. Tratto da Bigodino.it

 

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Chantelle Winnie: “a 13 anni i compagni di scuola la prendevano in giro paragonandola ad una mucca e facendole il verso. Oggi è la prima modella con la vitiligine, è la regina delle passerelle.” Poche persone possono vantare una pelle di luna e una color cioccolato allo stesso tempo. Lei puote! Tiè!

 

… e un’altra più “sfiziosa” (?) con Le 10 celebrità con i difetti fisici più stravaganti.


Le spille/ciondolo MilleOcchi (e come le potevo chiamare se no?) le trovate nel mio negozio online. Lì non vi spiego l’idea e cioè come sono venute fuori (questo già lo sapete ormai) ma i numeri, ossia il tempo che ci ho impiegato per crearle e qualche altra piccola curiosità.

Poi… Due cose viste/lette molto carine che se c’avete tempo spendetelo un po’:
Il momento esatto che cambia le cose, l’ho letto (per caso oppure no) subito dopo aver scritto questo post.

A proposito di canoni e (anche ) di deformazioni professionali passate:
Ma ‘ndò vai, se il chiasmo appresso non ce ll’haaaai!!!

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8 pensieri su “A me gli occhi! Ovverosia ci avete rotto il cazzo con sta perfezione! Una piccola Ode al Difetto!

  1. Cos’altro aggiungere quando è già stato tutto espresso grandiosiamente!?!
    Ah sì, una doverosa citazione (simultanea quanto casuale) del pezzo degli ‘Zen’ che ascoltavo, mentre leggevo: “Mi sono rotto il cazzo degli esperimenti del frequentiamoci ma senza impegno
    stiamo insieme ma non vediamoci che poi ho paura
    anzi vediamoci quanto ci pare ma vediamoci in compagnia
    mi sono rotto il cazzo dei CODARDI con l’amore degli altri
    mi sono rotto il cazzo perché poi non si dorme più
    si sta svegli finchè non muore la speranza
    maledetta stronza che non muore mai mentre io vorrei dormire”..

    Ripeto: Grandissima!

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    • ahahaha ottima scelta cara @sheilanemoS! Come sottofondo ci sta tutto. 😀
      Come già detto mi fa piacere che ti sia piaciuto il post. E’ stato un po’ travagliato ma spero di non essere caduta nella banalità e nella superficialità (in realtà ci sarebbe ancora da scrivere ma mi placo) 🙂
      Oh, a me dei Zen mi piace un sacco Andate tutti affanculo! Che ben ci sta con questo post, non credi? 😀
      Un bacione e grazie ancora per la paziente lettura ❤

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  2. Ti rispondo alla romana maniera: “AVOJA, ce sta ‘de cristo ce sta”!!!
    Ad ogni modo (debitamente mi ricompongo, come vuole la nostra bella società), ho trovato l’articolo per nulla banale nè scontato, te lo assicuro. E per leggere fino all’ultimo punto, certe esperienze trascritte (vissute sulla propria pelle e, in prima persona) il tempo lo si trova sempre, a prescindere.
    Vai avanti così Vale, ti abbraccio fortissima! ❤

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  3. Letto e riletto.. e a fine lettura mi viene sempre da cantare:

    ….E adesso aspetterò domani
    per avere nostalgia
    signora libertà signorina “anarchia”
    così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
    con la tua nuvola di dubbi e di bellezza….

    il buon De Andrè è sempre fonte di saggezza.

    Ciao Vale un abbraccio!
    PS : i milleocchi sono come sempre una “GeniAlata”

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    • io ti leggo e sorrido Simò ❤
      Bellissimo, grazie davvero!
      Poi De André lo adoro (chettelodicoaffà?)
      Per me è figo avere lettrici così, che mi rispondono con versi di canzoni 🙂
      E mi fa piacere vedere che tu abbia apprezzato il post e i MilleOcchi… Grazie mille bella Resistente ❤
      ti mando un bacione enorme. :*

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